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23 luglio 2008
Alla partenza
E così si parte. Giovedì 24 luglio duemilaotto. Alle ore 9,30 dal piazzale della stazione di Civitavecchia, a due passi dal porto. Pronti a bagnarci i piedi nelle acque del Tirreno prima di cominciare la nostra lunga marcia. Arriverò in treno da Roma e lì incontrerò Simone, e ci scambieremo le ultime cose per i rispettivi zaini. Qualche amico verrà a salutarci. La prima tappa sarà di venti chilometri, andremo in direzione Aurelia, poi devieremo per la ferrovia abbandonata. Dovremmo fermarci a sera in località La Farnesiana. Il meteo prevede sole, temperature calde ma non afose.
Vi ho già detto che vi aggiorneremo ogni giorno delle nostre eroiche gesta, se batterie dei cellulari e mezzi tecnici reggeranno, con dispacci in forma di sms, video e foto su questo blog? Vi ho già detto che vari amici si uniranno con noi in qualche tappa, fin da domani? Vi ho già detto che chi vuole aggregarsi ci può mandare un cenno indicandoci quando e per quale tappa? Vi ho già detto che potete chiamarci attraverso un apposito numero di cellulare cui risponderanno i due eroici marciatori in persona? Il numero è 346.2364400, attivo quando è acceso. Preghiamo anche coloro che hanno già i nostri numeri personali di chiamarci su quella linea, perché useremo i nostri telefoni soprattutto per video e connessioni col blog. Vi ho già detto che abbiamo due splendide magliette con stampata sopra una tartarughina dall'aria affaticata? A domani.
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Alla vigilia
Bene. Siamo alla vigilia della partenza. Domani ci bagneremo i piedi nel Tirreno, nelle acque non so quanto chiare del prestigioso porto di Civitavecchia, e poi cominceremo il nostro lungo viaggio a piedi da costa a costa. Avremo un paio di angeli custodi, Elisa da Civitavecchia e Francesca da Bologna, che ci aiuteranno a mandare avanti questo blog, che noi speriamo di alimentare a distanza grazie al potente ausilio di cellulari e caricabatterie. Oggi ho sentito al telefono il mio amico Federico, che mi ha dato un po' di consigli da medico. "Devi misurarti la pressione, mi ha detto". E poi, con tono affettuosamente severo: "Rendetevi conto dei vostri limiti, e non superateli". Poi ho sentito il nostro nume tutelare Claudio Sabelli Fioretti. Il quale ci ha dato la sua laica benedizione e dopo aver letto la nostra lista per gli zaini ci ha ordinato perentorio: "Togliere ragazzi, togliere! Quante mutande per esempio?". Ehm si pensava cinque o sei, faccio io. "Troppe. Due vanno più che bene!". D'altronde anche a questo serve la saggezza dei numi tutelari: a farti rifare un'altra volta lo zaino prima della partenza. Mi ha chiamato il mio amico spin doctor Paolo Guarino, e quando gli ho detto che avremo un numero di cellulare pubblico per la nostra marcia mi ha raccomandato di stare attento nelle mie conversazioni telefoniche. "Sai, di questi tempi...". Gli ho risposto che non avevo pensato a questa evenienza, a possibili intercettazioni e manovre occulte, o che qualcuno scambi la nostra camminata come un'esercitazione per il colpo di stato. "Dammi la una delega dell'operazione Appiedati ai servizi segreti e ci penso io, fidati". Mi sono fidato. Anche questa marcia, come tutte le italiche faccende, avrà la sua intelligence (se si applica). Infine mi è arrivata la mail dell'antropologo Massimo Canevacci, nostro affezionato docente dei tempi universitari, che ha ripescato apposta per noi il suo concetto di "stupita fatticità" e di fronte al nostro cimento ha commentato: "Ve possino... mi sono stancanto solo a cliccare".
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22 luglio 2008
La ferrovia abbandonata
Come vi abbiamo già accennato, nelle prime due tappe e mezza della nostra marcia camminaremo su una ferrovia abbandonata. Si tratta dalla linea Civitavecchia - Capranica - Orte. Fu costruita negli anni Venti, con molte difficoltà a causa del percorso accidentato, arredata da graziose stazioncine in stile liberty, bombardata durante la guerra, chiusa negli anni Sessanta, ristrutturata più volte anche negli ultimi anni ma mai più utilizzata dai treni. In compenso è stata usata per girare molti film, pure uno con Frank Sinatra. Incroceremo piccoli paesi, qualche tomba etrusca e una lunga galleria al buio. Qui alcune foto (via flickr) della vecchia ferrovia.
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21 luglio 2008
I libri del camminatore
Qualche settimana fa, appena deciso con Simone che saremmo partiti, abbiamo ordinato una scatola piena di libri dedicati ai viaggi a piedi. Ovviamente avevamo già i preziosi tomi dei nostri due numi tutelari. Uno è "A piedi" di Claudio Sabelli Fioretti con Giorgio Lauro (Chiarelettere) con il racconto del loro viaggio a piedi da Lavarone in Trentino a Cura di Vetralla nel Lazio, nel quale a un certo punto, nei pressi dell'ultima tappa, compaio pure io, scendendo da un taxi. E' un bel diario di viaggio, un po' scanzonato, pieno di consigli utili. L'altro è "Nessuno lo saprà" di Enrico Brizzi (Mondadori) dove lo scrittore bolognese racconta del suo viaggio a piedi col fratello e altri amici dall'Argentario al Conero, a piedi e con la tenda. Ne avevo sentito parlare ma non lo avevo ancora letto. Sa troppo di sudore e calvario sofferente, e lui ripete un sacco di volte la parola "kapish?" ma alla fine si fa appassionante. Poi ci siamo rivolti ai classici. Imperdibile è "Il mondo a piedi - Elogio della marcia" di David Le Breton (Feltrinelli). Tutto quello che potete desiderare, tra citazioni filosofiche e dissertazioni letterarie, per dare un'anima nobile al vostro proposito di mettervi in cammino. Un compendio utile per camminare nei campi sotto l'aura di Stevenson e Rimbaud oppure per passeggiare in città benedetti da Benjamin. A quel punto non potevamo non immergerci nella lettura di "Camminare" di Henry David Thoreau (editore SE), testo breve ma fondamentale per ogni anelito al movimento nella sua essenza di desiderio liberatorio dall'ansia e dal malessere del mondo. Certo, il buon pioniere americano Thoreau camminava senza meta, senza zaino e senza cellulare ma è pur sempre una voce che ti rimane dentro. Volendo buttarla un po' sul situazionista ho preso anche il saggio di Francesco Careri "Walkscapes - Camminare come pratica estetica" (Einaudi), il quale fa anche parte del gruppo Stalker, un gruppo di studenti di architettura che compie ricerche sugli spazi urbani. Walkscapes la mette sul dada, sul situazionismo, sul lettrismo, sul minimalismo, sulla land art, e poi racconta la storia della città di Zonzo, che è la città del perdersi e del vagare in cerca dell'altrove. Gente che si preoccupa più di camminare che di lasciare tracce. Noi non abbiamo tutte 'ste ambizioni ovviamente. Ho cominciato a leggere, e me lo porterò in marcia, la "Filosofia del camminare" di Duccio Demetrio, sottotitolo "Esercizi di meditazione mediterranea" (Cortina editore). Consigliato anche dal nostro nume Sabelli nella sua marcia di un anno fa. La filosofia, dice Demetrio, è nata in cammino con Socrate e Platone ma anche noi volendo possiamo permetterci qualche piccolo esercizio. Che poi questo Demetrio, mi raccontò una volta Sabelli, è un erudito professore che in realtà cammina pochissimo nella sua vita, prende pure l'ascensore. Mi porto in viaggio anche il librone "La leggenda dei monti naviganti" di Paolo Rumiz (Feltrinelli), giornalista autore di memorabili viaggi estivi a puntate sul quotidiano La Repubblica. Ammiratissimo da me, un po' meno dal mio socio Simone. Lui pedala, si arrampica, si mette alla guida di una Topolino del '53 sui tornanti appenninici, alla ricerca dei "piccoli e grandi eroi della resistenza dei territori". Tra la meraviglia per la bellezza del paesaggio umano e naturale e la rabbia per il potere che lo ignora. E nello zaino infilo all'ultimo momento, se c'entra, anche "Le vie dei canti" di Bruce Chatwin (Adelphi) coi suoi aborigeni e i suoi peregrinaggi nomadi. Non l'ho ancora mai letto, e forse è il momento giusto. Come dice il professor Demetrio, "il pensiero camminante sfoglia le pagine di un libro sostando anche a lungo sulle righe, senza alcuna fretta di andare a vedere come va a finire la storia". Chissà come andrà a finire, infatti.
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20 luglio 2008
Lo zaino
Inventario alla partenza.
Nello zaino di Luca: mezza tenda; sacco a pelo; tappetino in poliuretano; un paio di sandali; 5 paia di calzini, magliette traspiranti e normali; una camicia maniche corte e una polo per le occasioni eleganti; 2 pantaloni corti, 1 pantalone lungo accorciabile; un costume; 5 mutande; una felpa per eventuali mattinate fresche; un cappello; un k-way; borraccia da 75 cl; un paio di bloc notes con penna; due telefonini e una batteria di riserva; vari libri; un portafoglio; una torcetta, forse una torcia più grande; aggeggio contapassi e contachilometri; occhiali da sole; nécessaire per igiene e pronto soccorso; crema protettiva da sole, crema anti-vesciche, crema anti-zanzare; attrezzatura da cucina; bustine di Polase.
Nello zaino di Simone: un paio di sandali; un costume; un po' di mutande; calzini da trekking e calzini normali; magliette traspiranti e normali; una camicia maniche corte e una polo per le occasioni eleganti; una felpa di pile; una felpa leggera per le mattine fresche (speriamo ci siano); una bandana; un cappello; due paia di pantaloncini corti; un k-way; un paio di pantaloni lunghi; sacco a pelo; borraccia da 75 cl; mappe varie; tappetino in poliuretano; mezza tenda; nécessaire per igiene e pronto soccorso; occhiali da sole; macchinetta fotografica; una torcetta; una lampada da tenda; una bussola; un telefonino; vari libri; un portafoglio; bustine di Polase; attrezzatura da cucina (gavetta, fornello, posate, cibarie).Inoltre, un po' di libri letti prima di partire e che consigliamo.
Aggiornamento: abbandonati tenda e attrezzature da campeggio al quarto giorno (e ripresi solo per un paio di giorni in zona appenninica). Cambiate anche le scarpe, in favore di modelli più leggeri e più usati. Lo zaino diventa uno dopo il ritiro di Luca per cause mediche (e nelle ultime due tappe Luca torna con uno zaino leggero modello scuola). Tuttavia lo zaino di Luca è ereditato dagli accompagnatori di Simone per le restanti tappe, prima Elisa poi Marco. Aggiunto un telefonino con lettore satellitare di mappe. Persi i cappelli nelle ultime tappe.
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19 luglio 2008
Incoraggiamenti
Ci giunge notizia di giornali, siti e blog che parlano della nostra impresa. Noi ringraziamo tutti dell'interessamento e continuiamo un po' a spargere la voce. Dalle mie parti a Gaeta alcuni quotidiani e siti locali hanno rilanciato la notizia del nostra, diciamo così, lunga passeggiata. Il telegiornale di Lazio Tv ci ha dedicato un paio di servizi (uno andrà in onda nelle edizioni di domani). Stamattina mentre facevo colazione al bar una signora mi ha chiesto: "Allora ce la farete?". A proposito della riuscita della nostra Tirreno - Adriatico va segnalato il risultato (tranne ribaltoni dell'ultima ora) del sondaggio che abbiamo inserito qui a lato sul blog. "Riusciranno i nostri eroi?" ci si chiedeva. Ebbene, con un'incoraggiante rimonta degli ultimi giorni, la risposta "si, sono giovani e forti", se la batte con l'altra più incerta ipotesi del "forse, ma incontrenno gli alieni". Tutto è possibile, no? Tuttavia va detto che anche sulla nostra marcia il Paese - manco a dirlo - è spaccato. Alla metà che propende per il si corrisponde un'altra metà che profetizza che no, non ce la faremo. Tra questi la maggiorparte appartiene al partito della vescica, inseguito a distanza dal partito del passaggio in auto (infidi che non siete altro) e dal partito dei lupi. Come al solito a fare la differenza saranno i "forse". Da parte nostra, invece, il principale fattore di variabilità è quello che usiamo nelle risposte da dare a chi ci chiede "perché lo fate?". A seconda dell'interlocutore la buttiamo sullo sportivo (camminare fa bene), sul filosofico (i filosofi greci pensavano camminando), sul politico (lo sviluppo sostenibile eccetera), sul religioso (i grandi pellegrini, la crisi mistica in agguato), sul letterario (Stendhal, Goethe, Kerouac, ma anche un po' di cinema, da Forrest Gump fino a Into The Wild ma toccando ferro). Oppure usiamo la risposta più sincera e disarmante e cioè che nel mezzo dell'estate non avevamo altro da fare. Spesso però ci piace cavarcela in una maniera un po' situazionista, e come in quella vecchia canzone: perché no?
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18 luglio 2008
Dalle parti della Sibilla
"Attenzione, state andanto in terre arcane" ci dice qualcuno appena spieghiamo che per il nostro attraversamento da costa a costa dell'Italia abbiamo deciso - peraltro mettendo una curva nella nostra linea retta - di passare dai Monti Sibillini. Da qualche parte dovremmo comunque valicarli gli Appennini, il grande spartiacque che separa le due Italie, quella dalla parte del Tirreno e quella dalla parte dell'Adriatico. "E che pensieri immensi,che dolci sogni mi ispirò la vista di quel lontano mar, quei monti azzurri, che di qua scopro, e che varcare un giorno io mi pensava, arcani mondi, arcana felicità fingendo al viver mio!", così Giacomo Leopardi scriveva dei Monti Sibillini. Casomai chiederemo protezione alla Sibilla o alle sue fate, che secondo le leggende di montagna ancora amano danzare nelle notti di plenilunio. Quelle stesse fate per secoli demonizzate da santi e predicatori cristiani, profetesse della fine del mondo, costrette a trovare rifugio nelle remote grotte sui monti e a passare dalla parte del diavolo. Cavalieri erranti francesi e tedeschi del medioevo raccontarono i loro incontri con la maga, nelle caverne del monte, seguiti o meno da pentimenti. Si avverte sentore di negromanzia. Maghi e stregoni si davano appuntamento dalle parti del Monte Vettore, sul lago di Pilato, che celerebbe una delle porte per accedere all'oltretomba. Tra le cupe leggende del posto c'è pure quella che prevede che i diabolici abitanti del luogo richiedano il sacrificio di un uomo all'anno, tra coloro che hanno l'impudenza di avvicinarsi a quelle terre. Non c'è da preoccuparsi comunque, laici e razionalisti come siamo. Comunque ci stiamo informando se l'annuale tagliando sacrificale per 'sto duemilaotto è stato già compiuto. Che la Sibilla ci assista.
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16 luglio 2008
Tutti lo sapranno
Qualcuno insinua che ci perderemo. E se anche fosse? Il mio socio di camminata Simone ha fermamente respinto la proposta di portarci un navigatore satellitare di quelli dell'ultima generazione. "Con tutto quello che abbiamo speso in cartine almeno non toglietemi la soddisfazione di chinarmi su una mappa e studiarla". Le cartine su cui contiamo per la nostra traversata della penisola sono per adesso fondamentalmente quelle dell'Isituto Cartografico Militare: vantarsi di averle aiuta a darci sempre un'aria solenne, e pure rassicurante per i nostri amici o parenti più preoccupati. A volte infatti omettiamo di dire il tremendo sospetto che aleggia sulla nostra cartografia di origine militare: ovvero che molte mappe siano aggiornate più o meno a una trentina di anni addietro. Oggi abbiamo fatto gli ultimi acquisti: qualche risotto liofilizzato, dei biscotti Gentilini per fare colazione, l'acqua ossigenata e altre attrezzature utili per il pronto soccorso, il nescafè, un paio di moleskine. Simone adesso vuole anche costruirsi un curvimetro, ovvero un aggeggio con una rotellina che si appoggia sulla mappa e consente di misurare le distanze non rettilinee. Io preferico fare affidamento sul contapassi, se non altro per una certa curiosità statistica. Deve essere d'aiuto pensare di camminare su milioni di passi fatti e ancora da fare. Configurare questo contapassi digitale, senza neanche un ticchettio di lancetta, però richiede una certa precisione: al momento stiamo che un mio passo misura mezzo metro. Forse andavo di fretta. In ogni caso, come si diceva: ci perderemo? No. E se anche fosse troveremo la strada. Con la voglia di bagnare i piedi da un mare all'altro, e dal monte più alto immaginare di dominarli tutti e due, fegandosene per un po' delle notizie che arrivano dalla stiva di questa nave peninsulare che affonda sempre più.Molti fanno gli spiritosi e ci sfottono dicendo che noi ci vantiamo della nostra marcia dedicata alla lentezza, alla riscoperta dei paesaggi lontani dalle ansie della vita moderna, che leggiamo Thoreau quando scrive come è bello perdere il sentiero e vagare nella selva seguendo le tracce di una volpe. E poi, in fin dei conti, partiamo col videofonino, col blog incorporato e con qualche giornale che parla di noi. A parte che, se è per questo, la buonanima di Thoreau non portava in spalla uno zaino Forclaz da settantacinque litri. E comunque: ci piace l'idea che la nostra lunga camminata non sia un'impresa solitaria, ma che riesca a contagiare altre energie. Ci piace rilanciare la nostra andatura con altre amichevoli o forse casuali compagnie. Alternare solitudini e compagnie. Strade polverose e kilobyte da far viaggiare. Provincie profonde e villaggi globali. Sapere di non essere soli anche quando saremo soli, come canta quello. Un punto imprecisato tra il nessuno lo saprà e il tutto il mondo lo deve sapere.
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14 luglio 2008
Dal Tirreno all'Adriatico: il percorso
Il dado è tratto, come diceva quello. Partiremo giovedì 24 luglio da Civitavecchia, piazzale della stazione o zona porto, comunque dal mare. Prevediamo di arrivare sul lungomare delle Palme di San Benedetto del Tronto sabato 9 agosto. In mezzo 17 tappe tra Lazio, Umbria e Marche, scavallando gli Appennini all'altezza dei Monti Sibillini, per un totale di 365 chilometri. Dormiremo in tenda, con soste in ostelli o camping dove ne avremo l'occasione. Qui su Google Maps potete seguire l'itinerario e i dettagli per ogni tappa. Accettiamo le adesioni di chi si vorrà unire, anche solo per un pezzo di marcia.
Ecco il percorso definitivo (ovviamente con possibili variazioni in corso di marcia).
1) Gio 24/07 - da Civitavecchia a La Farnesiana - 20 km
2) Ven 25/07 - da La Farnesiana a Blera - 20 km
3) Sab 26/07 - da Blera a Ronciglione - 25 km
4) Dom 27/07 - da Ronciglione a Vasanello - 25km
5) Lun 28/07 - da Vasanello a Amelia - 28 km
6) Mar 29/07 - da Amelia a Acquasparta - 26 km
7) Mer 30/07 - da Acquasparta a Giano dell'Umbria - 24 km
8) Gio 31/07 - da Giano dell'Umbria a Foligno - 24 km
9) Ven 01/08 - da Foligno a Celle - 20 km
10) Sab 02/08 - da Celle a Civitella - 21 km
11) Dom 03/08 - da Civitella a Ussita - 23 km
12) Lun 04/08 - da Ussita a Nocria - 10 km
13) Mar 05/08 - da Nocria a Castelluccio - 14 km
14) Mer 06/08 - da Castelluccio a Montegallo - 21 km
15) Gio 07/08 - da Montegallo a Roccafluvione - 17 km
16) Ven 08/08 - da Roccafluvione a Ascoli Piceno - 15 km
17) Sab 09/08 - da Ascoli Piceno a San Benedetto del Tronto - 32 km
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13 luglio 2008
La strada da fare
L'organizzazione della lunga marcia che ci porterà dal Tirreno all'Adriatico con la forza delle nostre gambe procede. Lenta ma inesorabile. Lunghe riunioni, con l'ausilio di cartine e calcolatrici, per elaborare il tracciato definitivo. Estenuanti trattative tra i due soci di camminata sono occorse per stabilire la giusta dose di chilometri giornalieri. Simone sostiene che certe tappe sono troppo brevi, roba da piccoli boy scout, il sottoscritto metteva sul tavolo i rischi derivanti dal caldo debilitante. Ovviamente avremo cura, come qualunque telegiornale estivo consiglierebbe perfino ai più attempati sedentari di città, di bere molta acqua e non marciare a capo scoperto sotto il sole meridiano di mezzogiorno. Comunque sia, abbiamo finalmente tirato fuori l'itinerario definitivo. Rispetto alla prima versione abbiamo ridotto, su consiglio del nostro nume tutelare Sabelli e di altri amici esperti, i chilometraggi troppo elevati di alcune tappe. Ci aspettano 365 chilometri da una costa all'altra, divisi in 17 tappe, con una media di 21 chilometri al giorno.
Passeremo da qui, tra città di media importanza, un paio di capoluoghi di provincia e qualche sputo di due case. In grassetto i posti dove faremo tappa.
LAZIO, Civitavecchia, Aurelia, Casale Centocelle, Blera, Barbarano Romano, Capranica, Ronciglione, Caprarola, Carbognano, Vallerano, Vignanello, Vasanello, Orte, UMBRIA, Penna in Teverina, Montenero, Amelia, Sambucetole, Casamese, Montecastrilli, Casteltodino, Acquasparta, Colpretazzo, Massa Martana, La Pace, Giano dell'Umbria, Rustichino, Montefalco, Corvia, Foligno, Sant'Eraclio, Roviglieto, Celle, Ottaggi, Sellano, Civitella, MARCHE, Mevale, Pontechiusita, Castelvecchio, Saccovescio, PARCO MONTI SIBILLINI, I Cappuccini, Visso, Sasso, Ussita, Cuore di Sorbo, San Placido, Nocria, Castelsantangelo sul Nera, Gualdo, UMBRIA, Castelluccio, MARCHE, Pretare, Montegallo, Olibra Incinante, Roccafluvione, Venarotta, Galleggiano, Olificio Panichi, Ascoli Piceno, Poggio di Bretta, Castel di Lama, Monsampolo del Tronto, Stella, Centobuchi, San Benedetto del Tronto.
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11 luglio 2008
San Benedetto
Ieri sera a cena mi hanno fatto notare di essere involontariamente diventato sponsor ufficiale dell’acqua San Benedetto. A questo punto potremmo chiedere una sponsorizzazione ufficiale della marcia, calcolando che oltretutto la meta finale sarebbe San Benedetto [ma del Tronto]. Magari ci danno l’acqua gratis. O magari no.
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10 luglio 2008
Camminate d'allenamento
Tocca allenarsi a camminare. Lo so, avevo imparato a farlo un sacco di anni fa ma adesso in vista della spericolata imprese Tirreno - Adriatico devo costringermi a qualche allenamento in più. Andare più a piedi per esempio: meno auto, meno mezzi pubblici. Rimettersi a calcolare le distanze. Scoprire quanto ormai sia enorme la discrasia tra distanze reali e distanze percepite. Da qui a lì ci vorranno cinque minuti, pensi, ma sei abituato a farli su una macchina a motore, magari passando col rosso al semaforo se hai fretta. Tutti vanno veloci, noi invece ci prepariamo a riscoprire la lentezza. Chissà che non ci serva da lezione. E comunque io sto girando mezza Roma a piedi, tra parchi e strade. Certe mattina vado al cimitero del Verano, vicino casa, e mi metto a camminare tra all'ombra dei cipressi. Lentamente. Il mio socio Simone mi ha detto di aver fatto un paio di volte una ventina di chilometri con lo zaino riempito di cose solo per fare peso, e si è fatto l'idea che molti lo abbiano preso per matto. Il consiglio è quello di usare parecchio scarpe, gambe, spalle. "Diciamo che moriremo di caldo e di sudore ma ja potemo fa. Si fatica, sì, ma credo che la cosa sia anche molto psicologica". Come direbbe il nostro nume tutelare Brizzi: "kapish?". Probabilmente nei prossimi giorni faremo una tappa zero di prova, forse dalle parti di Civitavecchia, di cui vi terremo aggiornati.
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09 luglio 2008
Voce del verbo cazzeggiare
Continuiamo a cazzeggiare allegramente. Dato che ho trovato online praticamente tutte le foto del nostro equipaggiamento da oggi potrete vedere quanto saremo ridicoli in cammino anche senza accompagnarci per qualche tappa.
Questo è Luca, all'insegna dei colori sgargianti, con tanto di nokia 73 nuovo per video, foto e aggiornamenti vari:

Questo invece sono io e anche se la mia bussola è un po' più brutta di così, la mappa sarà ugualmente incomprensibile [e sì, abbiamo le scarpe uguali, ma per fortuna di colori diversi]:
Questo è Luca, all'insegna dei colori sgargianti, con tanto di nokia 73 nuovo per video, foto e aggiornamenti vari:

Questo invece sono io e anche se la mia bussola è un po' più brutta di così, la mappa sarà ugualmente incomprensibile [e sì, abbiamo le scarpe uguali, ma per fortuna di colori diversi]:
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04 luglio 2008
Cartomanzia
Dopo giorni e giorni passati a scrutare gli schermi virtuali di Google Maps, con le sue visioni satellitari, e le foto, e le bandierine, finalmente l'altro ieri mi sono arrivate per posta le cartine dell'Istituto Geografico Militare. Il portiere di casa mia avrà finalmente pensato che sto organizzando un colpo di stato, o qualcosa del genere. Le cartine militari le abbiamo ordinate attraverso il sito maps-store e ci sono costate parecchio. Però pare che ne valga la pena. Si può immaginare qualcosa di più preciso e meticoloso di una cartina elaborata con scopi di combattimento? E' vero che, come mi fa notare il mio socio, noi italiani le guerre le abbiamo sempre vinte, quando le abbiamo vinte, per miracolo. Comunque sia abbiamo ordinato le carte in scala 1 a 25000. Sul sito abbiamo trovato un disegno dell'Italia diviso in tanti quadratini di cento chilometri di lato, abbiamo cercato quelli che corrispondevano al nostro percorso e poi abbiamo ordinato una dozzina di carte, stampate in base alla nosta ordinazione. Le carte sono dettagliatissime, all'apparenza perfette per il nostro piano di marcia: carrarecce, mulattiere, sentieri, guadi, pedanche, tratturi, strade, superstrade, autostrade, quatruple corsie, ferrovie, funivie, seggiovie, slittovie, acquedotti, centrali termoelettriche, tabernacoli, monumenti, campi da tennis (che ci fanno i militari in guerra coi campi da tennis?), corsi d'acqua, canali, canaletti, fari, fanali, limiti, confini, torri, guglie, campanili, ciminiere, pozzi, boschi, frazioni, contrade, comuni, conventi, ruderi, chiese, stazioni, recinzioni, muri a secco, campi di fortuna.A proposito di fortuna: è il caso di augurarsi che le nostre cartine dell'Italia centrale e appenninica siano un po' più aggiornate di quelle che si ritrovò Claudio Sabelli Fioretti un anno fa, alla partenza della sua marcia Lavarone - Cura di Vetralla. Quando scoprì che gli aggiornamenti delle cartine erano fermi al 1964. Praticamente prima del boom urbanistico ed edilizio. Con appena qualche incompleto aggiornamento risalente a una decina d'anni fa. "Le strade dell'Igm naufragavano contro i guard rail delle superstrade o si perdeveno nei meandri dei depositi dei capannoni industriali". Allora il consiglio era di utilizzare le cartine della Kompass. Che però sono perfette solo se si gira sulle Alpi. Sugli Appennini hanno già il fiato corto: In pianura non ne parliamo. Forse secondo l'autorevole Kompass il trekking siu può fare solo sui sentieri alpini, e il camminatore di pianura è un camminatore di serie B. Enrico Brizzi nel suo libro "Nessuno lo saprà" dove racconta il suo costa a costa da Orbetello a Portonovo parla molto bene delle Multigraphic. Però gli capita spesso di perdere la strada. Noi comunque una bussola ce la porteremo.
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02 luglio 2008
Usare scarpe usate per vesciche democratiche
Servono scarpe buone per camminare. Le mie sono alte, traspiranti, colore beige, massicce ma non troppo. E' soprattutto la scelta delle scarpe che mette l'uomo camminatore di fronte alle sue responsabilità e disvela le sue più recondite pulsioni psichiche. C'è chi per una lunga camminata indosserebbe sandaletti da giardino adatti per inaffiare petunie e chi scarponcini americani dalla suola ipertecnologica, chi sandaloni da tedesco in vacanza al mare e chi pedule leggerissime da percorso vita per signora, chi scarponi dalle mille fibbie strette buoni per le più impervie scalate dolomitiche e chi scarpe argentante che farebbero un figurone in discoteca. Come per lo zaino ho usato anche in questo caso il metodo della via di mezzo. Io pure stavolta, tra gli scaffali del negozio, indeciso tra scarponi chiusi bestiali e scarpette bucate da passeggiata, mi sono buttato sulla via di mezzo. Solide ma senza esagerare. E anche un paio di sandali, buoni per respirara un po' nei momenti in cui la camminata si allenta o ci si ferma la sera. Simone è stato per un attimo tentato dalle diaboliche infradito, ma subito è stato ricondotto alla ragione. Una volta acquistate le scarpe però viene il rodaggio. Solo uno sprovveduto infatti potrebbe inziare un viaggio con scarpe nuove. Bisogna camminarci, provarle, sperimentarle, adattarle alla forma del piede, accomodarle ai propri passi. Speriamo che da qui all'inizio della marcia il tempo basti.Le vesciche, nemico numero uno di ogni camminatore, sono in agguato. I più esperti ce lo ripetono: è inutile sperare, la vescica non risparmia nessuno, prima o poi arriva. "Alcune scarpe - dice Giorgio Lauro, che lo scorso anno fece la lunga marcetta con Sabelli - sono come certi preservativi: ritardanti". Sabelli è più possibilista: "Con gli scarponi della misura giusta la vescica è fregata". Noi comunque ci porteremo ago e creme e cerotti, ovvero l'indispensabile kit per fronteggiare, con una delicata quanto rivoltante chirurgia serale a base di buchetti sulla pelle morta e fuoriuscita di liquido biancastro, le possibile emergenze vesciche. Sappiamo che la vescica non perdona. Magari fingerà di risparmiarci ma poi piomberà alla carica su di noi senza preavviso. Le vescica, in fondo, è democratica: non fa discriminazioni. E nessuno ha ancora trovato la cura. Hanno inventato persino dei cerotti chiamati "secondapelle" ma che si mettono sull'area colpita e nel giro di alcune ore vengono assorbiti dal piede, diventano tutt'uno con la carne, un ibrido chimico-biologico che ricostruisce i tessuti danneggiati. Per molti esperti camminatori questi cerotti mutanti sono una cosa ormai banale, ma a noi ci sembrano quasi un prodotto degno di un videodrome ortopedico. Naturalmente anche sulle vesciche attendiamo consigli. Simone spera che la prima vescica gli venga negli allenamenti di questi giorni: così potra seguire il consiglio tramandato dagli avi, ovvero sfidare il dolore e continuare a camminarci, per temprare il piede e diventare invicibile. Sarà. Io sono rassegnato a vesciche che si gonfieranno e si sgonfieranno, si spurgheranno e si seccheranno. Senza soluzioni uniche, come la vita.
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01 luglio 2008
Appiedati wordle
Luca solitamente è di molte - e belle - parole; leggendo suoi resoconti di cose fatte insieme, che siano discussioni, progetti, gite da decathlon, mi stupisce sempre il modo in cui riesca ad assorbire cose, significati, sensazioni, particolari che sembrano inutili e ad unirli poi in qualcosa di concreto, ispirato e (quasi) mai noioso. Io, come si evince dall'incasinata frase qui sopra, non sono così bravo, per cui le mie incursioni sul blog saranno molto più brevi e, generalmente, più cazzeggianti. Tanto per iniziare con il cazzeggio ecco un wordle di quello che abbiamo scritto finora su quest'impresa da appiedati.
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29 giugno 2008
Zaino in spalla, con ottimismo
Missione in un grande negozio specializzato, nelle periferia commerciale della capitale, tra quartieri tecnologici nel mezzo del nulla, enormi shopping mall e periferia penitenziale sotto lo schioppo del sole. Comprate un po' di attrezzature per il nostro coast to coast da appiedati. Innanzitutto lo zaino. Come ha scritto il nostro nume tutelare Claudio Sabelli Fioretti un anno fa, alla vigilia della sua partenza, la scelta e la preparazione dello zaino può fare da criterio per la divisione del mondo e per le categorie dello spirito. "L’ottimista compra uno zaino piccolo e dice: "Ci starà tutto". Il pessimista compra uno zaino enorme e poi lo chiama "mostro". L’ottimista, una volta verificato che nel suo zaino non ci sta niente, ne compra uno più grosso. Ma sempre più piccolo di quello del pessimista". Difatti. Ero indeciso tra un mostro di 80 litri e un attrezzo un po' più sobrio da 60. Il commesso del negozio Decathlon di Fiumicino ci guardava con aria di incoraggiamento, ma senza tanto celare il suo profondo pessimismo verso la nostra impresa. Abbiamo capito ormai che il pessimismo, e la diffidenza, anche di noi stessi, sono un altro dei nemici da sconfiggere nella nostra marcia. Allo stesso modo delle vesciche e dei lupi, per capirci. E dunque il commesso insisteva per il mostro da 80 chili, con cinghie e cinture che stringevano su ogni parte del corpo. Un gran bel zaino, non c'è che dire. Ma a me faceva un po' paura. Quello da 60 però, diceva il mio socio, sarebbe stato troppo piccolo per le nostre esigenze di carico, che prevedono anche tende e attrezzature da campeggio. Lui invece il suo zaino deve ancora acquistarlo, indeciso com'era tra rimediarne uno già usato o farselo prestare da un'amica. Farà da sè, come da sovrana filosofia del camminatore. E intanto il commesso, mentre raccattava pesi con cui infilzare il suo mostro di zaino caricato per prova sulle mie stoiche spalle, e tenendo l'aria di uno che guarda - con - che - gente - mi - tocca - avere - a - che - fare, ci ammoniva: "Eh no, quello da sessanta lo dovete proprio evitare, dove pensate di andare?". Alla fine è apparsa la soluzione provvidenziale della via di mezzo: uno zaino da 70 litri. E' grigio. Si chiama Forclaz. Economico, abbastanza leggero, dotato di apertura a cerniera orizzontale, schiena arieggiata, riposa-mani. Con una certa eleganza e una discreta capienza. Almeno finché non proveremo a riempirlo.
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diario pre-viaggio
26 giugno 2008
Ma che davvero?
E' interessante vedere le reazioni delle persone a cui raccontiamo della nostra idea di imbarcarsi in questa lunga marcia. Nei consessi degli amici più urbanizzati si solleva il solito polverone di incredulità che suscitano le vacanze eccentriche. Le categorie sono varie. Molti ci dicono, con un'aria a metà tra lo sbalordito e il compiaciuto: "Siete pazzi". E si dividono tra quelli che la pronunciano come una domanda e quelli che la pronunciano come un'esclamazione. Molti, spesso gli stessi che ci hanno appena dato dei pazzi, commentano: "Figo!". Le nostre madri ci hanno guardato con la giusta dose di disperazione. Entrambe ci hanno chiesto chi è quel folle incosciente che si è prestato a un'idea simile. Entrambe hanno previsto un congruo numero di disgrazie che la strada è pronta a riservarci. Un mio amico ha vaticinato, laconico: "Morirai". Qualcuno ci ha messo in guardia dai cani randagi, oppure dagli insetti, oppure dalle vipere, oppure dai cinghiali, oppure dai topolini di campagna. La consorte di Simone ci ha pensato su e ha concluso pragmaticamente: "No, non ce la farete". I miei amici spin doctors che un anno fa spalleggiarono la mia candidatura tardo-situazionista a sindaco di Gaeta a scopo fiction mi hanno detto che occorre trovare un titolo dell'impresa che "suoni bene, che sia un po' televisivo mi raccomando". Si sono pure chiesti se non sarà troppo azzardato avere nel curriculum prima la tentata presa del potere e dopo la tentata lunga marcia. Mao, in effetti, avrebbe suggerito il contrario.
Il nostro nume tutelare Claudio Sabelli Fioretti ci ha mandato i suoi auguri per la partenza e ha sparso la notizia alla vasta platea del suo blog. E dopo aver dato un'occhiata alla nostra tabella di marcia ci ha anche consigliato - e non è stato il solo - di ridurre i chilometri previsti per ogni tappa. Prenderemo in considerazione i suggerimenti. E anche le adesioni. "Un duro colpo per me che la vetta dell'itineranza l'ho raggiunta ieri pomeriggio in bicicletta da via della Moscova a palazzo di Giustizia per rosolarmi al calore della difesa della democrazia" ha scritto la blogghista Silvia Palombi sul blog di Sabelli. Però ha subito precisato che è disponibile a seguirci in capo al mondo.
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diario pre-viaggio
22 giugno 2008
Sulle orme di Zandegù?
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>> In corso di marcia: l'infortunio del marciatore Luca, il proseguimento di Simone, la variazione del percorso, il ritorno di Luca ad Ascoli, l'arrivo trionfale a San Benedetto del Tronto.
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Come quando da piccoli guardavamo le cartine dell'italico stivale appese in classe. Magari già pensavamo: chissà che effetto fa attraversarlo tutto. Come quando poco più cresciuti abbiamo cominciato a leggere Kerouac e gli scrittori beat, e il coast to coast fatto all'italiana, passando per Foligno e Castelluccio, ci sarebbe sembrata - sbagliando - una cosa da sfigati. Come quando percorrevamo a centoventi all'ora l'Autostrada, e già sospettavamo che al di là del guardrail, lontano dagli svincoli e dalle cantilene di ondaverde, c'era tutto un mondo da scoprire. Per farla breve è arrivata l'estate del duemilaotto e c'è venuta un'ossessione: percorrere l'Italia da costa a costa, dal Tirreno all'Adriatico. A piedi. E in tenda. Praticamente a cinque all'ora. Due venticinquenni, amici, con davanti un numero imprecisato di esami universitari tra i pochi e i molti, una discreta quantità di partenze progettate e spesso rinviate, due zaini in spalla, il minimo appresso per placare la voglia di scrivere e fotografare, pochi giorni per procurarsi le cartine in scala uno a venticinquemila e inventarsi un percorso. Partiremo da Civitavecchia, valoroso porto tirrenico, dove abita Simone. Il 24 luglio. Dal piazzale della ferrovia, col mare alle spalle, prenderemo una linea di binari abbandonati. Cominceremo da lì il nostro percorso, e sotto i nostri piedi non ci faremo mancare nulla: strade provinciali, mulattiere, sentieri, cavalcavia autostradali, ciottolati medievali, prati, fuori pista. Puntiamo verso Foligno, che sarà il nostro giro di boa, a metà viaggio. Poi scavalleremo i temibili Appennini all'altezza dei monti Sibillini, terre custodi di arcane leggende. Attraverseremo tre regioni: Lazio, Umbria, Marche. Arrivo previsto a San Benedetto del Tronto, sotto le palme della placida riviera adriatica per il 9 agosto. Totale: se ce la faremo avremo percorso 365 km per una media di circa 21 km al giorno in 17 tappe. Programma che, ovviamente, è suscettibile di variazioni. Ci accamperemo in tenda, ma cercheremo anche campeggi nelle vicinanze e qualche tappa per ricaricarsi meglio in ostelli o case ospitali. Ci impegneremo ad aggiornare questo blog con video, foto e piccoli dispacci quotidiani.
Tutti naturalmente ci chiederanno: perché? Per un voto? Per ispirazione religiosa? Per fissazione laica? A tutti risponderemo: niente di tutto questo. Al massimo perché non avevamo niente da fare. A volte nella vita basta trovare qualcuno che risponda "si, vengo anche io" per ritrovarsi a partire. In fondo non nascono per caso tutte le grandi imprese della storia, comprese quelle più inutili e imbecilli? Nella nostra impresa abbiamo due numi tutelari, a cui siamo affezionati. Uno è il giornalista Claudio Sabelli Fioretti. L'anno scorso tracciò una linea retta sulla cartina, da Lavarone in Trentino a Cura di Vetralla nel Lazio, e assieme all'amico Giorgio Lauro ci si incamminò. Loro però dormivano in albergo. Io mi unii all'ultima tappa e ne conservo un bel ricordo. Il libro che lo racconta è "A Piedi", editore Chiarelettere. L'altro è lo scrittore Enrico Brizzi, che nel 2004 partì col fratello e altri amici anche lui per un coast to coast italiano, come noi in tenda, però su un percorso un po' più a nord del nostro. Poi lo raccontò nel libro "Nessuno lo saprà", editore Mondadori. Adesso è un camminatore appassionato, e sta viaggiando addirittura da Roma verso Gerusalemme.
Dunque, siamo (più o meno) pronti per partire. Il percorso assomiglia a quello della vecchia Tirreno - Adriatico di ciclismo. Magari chiederemo in giro se qualcuno si ricorda ancora di Zandegù, il ciclista ribelle degli anni Sessanta, quello che rubava i tabelloni numerati del contagiri facendo impazzire gli ufficiali di gara, quello che una volta sottrasse la pistola allo starter e fece alcuni giri di pista fingendo di sparare agli avversari. Qualche paura c'è: tipo le vesciche sotto i piedi, tipo i lupi nei boschi. Ma tutto è spesso più facile di quanto la nostra ansia di sedentari ci faccia credere. I nomadi lo sanno: basta uscire di casa e le cose succedono. A chi ci chiederà di partecipare alla nostra marcia diremo di si, potremmo d'altronde opporci a chi ci chiede di camminare insieme a noi? Se il Cielo ci assiste, siamo disposti a traversare il ponte di coperta della Penisola, fino a giungere in vista delle spiagge affollate di umanità pigra e vacanziera. Ma come diceva quello, certe volte la meta non importa, la meta è il viaggio.
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